It closed June 10 at the premises of the Dam, the Multi-purpose, the exhibition "Komadori" by Luigi maker, artist, writer and poet Italo-Swiss, which operates in the images, text and music work together, creating a suggestive miscellaneous.
's inauguration was attended by the writer Nadia Gambilongo, and represented the' opportunity to bring these all’ arte di Fabbricatore, presentandone parte delle influenze, del bagaglio culturale e del vissuto che hanno reso possibile la nascita di “Komadori”.
Nelle opere che si possono ammirare al Dam, i colori ben calibrati degli acquarelli o delle matite acquerellabili, con cui l’ artista riesce spesso ad ottenere una non semplice uniformità, delineano e valorizzano i “ri-tratti” di donne note o meno note: famigliari, cantanti, scrittici, tra le altre, colte nel vivo di un’ espressione, come nei variopinti ritratti, o nella fissità e nel bianco e nero delle “Donne di carta”, riprodotte o trasportate dall’ universo del fumetto a contesti urbani e attuali, fotografati dall’ artista stesso.
Ci si tuffa così nell’Oriente spesso evocato, o più specificamente nel Giappone, presente fin dal titolo (che rimanda al pettirosso), ma anche nelle donne nipponiche rappresentate, nell’ equilibrio che le tinte mantengono pur diventando a volte decise, nella citazione e rielaborazione di uno Shunga di Kitagawa Utamaro, “Utamakura” (il canto del guanciale), o negli scenari fatti di fiori di ciliegio o di elementi naturali che ne presentano la tipica grazia.
Non solo Giappone: assistiamo, infatti, alla contaminazione tra realtà diverse: nord e sud, compresenti nelle origini dell’ artista stesso e nella sua fascinazione verso il meticciato, Oriente e Occidente, bianco e nero. Il bianco non già della carta, prediletta invece nella versione porosa e nel suo colore naturale, non ancora alterato, ma quello di un volto o di uno sfondo su cui spicca una figura femminile, e il nero della Dea Madre, delle statuine di culto a lei dedicate, delle Veneri e Madonne venerate in tutto il mondo.
“L’ idea è nata dalla lettura di Dark Mother”, ci ha spiegato l’ artista, “e dalla scoperta o conoscenza del lavoro di alcune pittrici come Leonor Fini, Remedios Varo, Jean Pellet e Rosalba Carriera, ma si è sviluppata come un work in progress: le mie produzioni, infatti, crescono e si rinnovano continuamente grazie agli stimoli che via via si presentano”.
L’ adattamento to 'the Italian edition of "Dark Mother" has been edited by Nadia Gambilongo itself, which has decided to translate the title "The mother-or dark," just to leave this meaning refers to the color black, all too often uncomfortable and mistreated, as demonstrated by the attempts of bleaching operated on this kind of artistic and religious.
maker takes us among Africans primordial, the Canaanites, civilization of extraordinary creative ability and knowledge-rich (such as writing), who based his life, marked by the lunar cycle, on values \u200b\u200bsuch as justice and compassion and worship, indeed, the Mother Goddess.
A Mother Goddess is the Earth stessa con la sua fertilità, e che è l’ eterno femminino sacro, venerata da questa civiltà fortemente caratterizzata, come si può immaginare, da un matriarcato progressivamente surclassato e distrutto dai Cargani, meglio conosciuti come Ariani, il cui retaggio ingiustificatamente maschilista e ingiustamente denigratore della parte “nera” del mondo è ancora oggi difficile da sradicare.
Ma Fabbricatore non vuole partecipare a questo oblio, spesso ravvisabile, e a questa forma mentis, e continua la sua narrazione per mezzo dei volti delle donne africane e delle donne in generale, con un’ allusione alla fertilità attraverso l’ accostamento, a volte, di frutti (come il melograno con il suo riferimento sacral), a gesture that also represents a sort of revolt, of "revenge" for these people who, inexplicably, have always been considered and referred to as "still lifes".
to manufacture, is also an experimental work and return to nature, simplicity: 'The current art is becoming hyper-technological, "he said," and the images are increasingly characterized by scanning superfluous; mine, however, is to adapt ideas to what was offered by Mother Earth and for this reason I choose now to use watercolor pencils or watercolors. "
"Komadori" thus represented, for manufacture, "back home and in the beginning" and the audience a pleasant surprise, a sort of sink into our very being atavistic. Final
characterized by "songs" of "Komadori", interpreted live by maker, to close, in verse and notes, the journey began.
Zaira Bartucca
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